
“Toro Scatenato” è un film del 1980 diretto da Martin Scorsese, con un cast che comprende Robert De Niro, Joe Pesci, Frank Vincent e Cathy Moriarty.
Il film è ispirato all’autobiografia del pugile Jake LaMotta. Robert De Niro interpreta il ruolo di Jake LaMotta, un pugile peso medio italo-americano, con un carattere brusco e paranoico, cresciuto nel Bronx, che si allena per raggiungere i vertici del pugilato.
Una caratteristica principale, spaventosa, ma allo stesso tempo fantastica, di Jake LaMotta nel film, non è la sua rabbia.
Lo sguardo e la psicologia di Jake LaMotta
È lo sguardo nei suoi occhi quando viene catturato da qualcosa, quando pensa di avere qualcuno messo alle strette.
In quel momento, si aggancia a una frase e inizia a ripeterla più volte, fino a quando non inizia ad assumere un significato diverso per tutti nella stanza.
Jake si convince di cose che non sono vere, forse perché vuole disperatamente che lo siano.
Gelosia, possessività e violenza
Raging Bull esplora anche un concetto complesso legato alla figura femminile: un uomo s’innamora di una donna e, nel momento stesso in cui la tocca, realizza che anche altri uomini potrebbero toccarla.
Tutti gli uomini provano gelosia, soprattutto in amore, ma LaMotta è ossessionato dalla sua possessività: è psicopatico nella gelosia verso la moglie, nella violenza con cui la picchia, e nella vendetta che sfoga contro un giovane pugile solo perché una volta l’ha chiamato, distrattamente, “bello”.
Quello stile di boxe è agghiacciante. Non è più il sangue che sgorga dal viso del giovane pugile che è veramente violento, ma è il modo in cui Jake sorride dopo averlo abbattuto, il modo in cui sorride alla moglie quando è sul ring.
Un uomo tormentato e la tragedia della sua vita
La vita di LaMotta è tragica.
È irrimediabilmente imperfetto, ma avrebbe potuto essere un grande pugile, se solo il fratello se ne fosse preso più cura.
Ma anche questo è ingiusto, perché il fratello ha fatto del suo meglio. In parte, certo, alimenta l’atteggiamento velenoso di LaMotta nei confronti delle donne, ma non bisogna illudersi: LaMotta era già, fin dall’inizio, un uomo tormentato e furioso.
Desidera le donne, ma allo stesso tempo ne ha paura.
Non riesce a credere che una donna possa essergli fedele, e finisce per competere contro amanti immaginari, cercando costantemente di dare un volto a un presunto rivale.
È difficile credere che Raging Bull racconti di un “vero uomo”.
Il significato finale e l’eredità di Raging Bull
È un film straziante, dal modo in cui Jake soffre sempre per essere colpito, all’imitazione tragicamente divertente di “Colpiscimi” alla fine. “Colpiscimi”, dice a suo fratello all’inizio del film. “Baciami”, lo supplica alla fine.
Mi chiedo come si sia sentito il vero Jake LaMotta pensando a Raging Bull.
Se sia orgoglioso e grato che la sua storia sia stata immortalata, oppure se provi una vampata di vergogna sapendo che il mondo intero lo ha visto nel suo momento più basso.
Raging Bull è un pugno nello stomaco, l’antitesi di ogni storia di perdente mai raccontata.
È la storia di un uomo che perde sempre, non a causa delle persone che lo circondano, ma per colpa della propria distruttività, del suo bisogno doloroso di essere punito per tutti i suoi peccati.
Alla fine, quella punizione l’ha ottenuta davvero.
Alessio G.
