
Quando ho visto La donna che visse due volte, non sapevo bene cosa aspettarmi. Pensavo fosse solo un vecchio film giallo, ma mi ha completamente spiazzato. È uno di quei film che non ti spiegano tutto, ma ti fanno sentire un sacco di cose – anche scomode.
Quello che mi ha colpito di più è stato il senso di confusione che ho provato per quasi tutta la durata. Il protagonista sembra perso, ossessionato, e guardarlo fa quasi venire ansia. Però proprio per questo il film mi è piaciuto: ti trascina dentro la sua testa, nelle sue paure e fissazioni. La scena in cui lui guarda la donna trasformarsi davanti ai suoi occhi, con quella luce verdastra, mi ha dato i brividi. Sembrava quasi un fantasma.
Una frase che mi è rimasta impressa è: “Non si può ridare vita al passato.”
Eppure lui ci prova, in tutti i modi. Ed è proprio questa cosa che mi ha fatto riflettere: a volte anche noi, nella vita, ci attacchiamo a qualcosa che non esiste più, o che magari non è mai esistito davvero. E nel farlo rischiamo di perdere il contatto con la realtà.
Se devo dire una cosa che non mi ha convinto del tutto, forse è la lentezza in alcune parti. Però, col senno di poi, anche quella lentezza serve a farti entrare nel suo stato d’animo, quindi ci sta.
Non è un film che ti “diverte”, ma è uno di quelli che ti rimane dentro. Dopo che è finito, ci ho pensato per giorni. È strano, inquietante, ma anche affascinante. Sicuramente non lo dimenticherò facilmente.
