BREAKING BAD

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Breaking Bad è una serie del 2008, creata da Vince Gilligan, con un cast guidato da Bryan Cranston, Aaron Paul, Anna Gunn, Dean Norris e Giancarlo Esposito.
La storia segue Walter White, un professore di chimica di Albuquerque che, dopo una diagnosi terminale di cancro ai polmoni, decide di cucinare metanfetamina per garantire un futuro economico alla propria famiglia.

Walter White è uno di quei personaggi che iniziano in silenzio, quasi in sordina. All’apparenza è un uomo qualunque, un fallito con la camicia a maniche corte e il sorriso spento. Ma sotto quel volto da impiegato frustrato c’è qualcosa di terrificante: una fame di potere che cresce, scena dopo scena, trasformandolo in qualcosa che nemmeno lui riconosce più.

Una delle caratteristiche più inquietanti, e allo stesso tempo affascinanti, di Walter White non è la sua intelligenza. È lo sguardo che assume quando inizia a mentire a se stesso, il modo in cui una frase, detta con calma, si trasforma in verità assoluta solo perché lui ha deciso di crederci. Si convince che lo fa “per la famiglia”, ma nel profondo sa che c’è molto di più. Vuole essere visto. Vuole contare.

“Breaking Bad” esplora anche un concetto disturbante sulla mascolinità e sull’ego: un uomo che non riesce più a vivere nella mediocrità, che ha bisogno di dominare, di controllare, di essere temuto. La sua rabbia non è esplosiva come quella di Jake LaMotta, ma è fredda, sottile, velenosa. Inizia come reazione a un’ingiustizia, ma finisce per essere giustificazione di un’ossessione. L’amore per la moglie Skyler si trasforma in controllo. La cura per Jesse Pinkman si confonde con manipolazione. E, nel frattempo, il vero Walt affonda.

La violenza in Breaking Bad non è fatta solo di sparatorie o sangue. È nel silenzio di uno sguardo, nella porta chiusa di casa, nella cena muta a tavola, nella telefonata costruita per ingannare.
Non è l’esplosione che spaventa, è il momento prima. È il modo in cui Walt dice “I am the danger”, e tu ci credi.

La sua vita è tragica. È irrimediabilmente spezzata in due: ciò che era e ciò che è diventato. Si potrebbe pensare che Hank, il cognato agente della DEA, avrebbe potuto salvarlo, ma anche questo sarebbe ingiusto. Hank è uno specchio, ma Walt lo rompe. Jesse, invece, lo ama come un padre e viene usato come un burattino. Ogni personaggio di questa serie è danneggiato dal contatto con lui.
Walter White ha bisogno degli altri per sentirsi vivo, ma non riesce ad amarli senza distruggerli.

È difficile credere che Breaking Bad parli di una persona reale. Eppure lo è. Non nel nome, forse, ma nel concetto. È un ritratto doloroso di cosa succede quando il mondo non ti vede e tu scegli di diventare un mostro pur di lasciare un segno.

All’inizio Walter dice di farlo per la sua famiglia. Alla fine, confessa: “I did it for me. I liked it. I was good at it.” È il momento più onesto dell’intera serie. Ed è devastante.

Breaking Bad è un pugno nello stomaco. È la decostruzione di ogni storia di redenzione mai scritta.
Non è la storia di un uomo che si perde per amore.
È la storia di un uomo che si scopre davvero solo quando smette di fingere di essere buono.

Alla fine, ha ottenuto il potere che voleva. Ma ha perso tutto. E forse, nel profondo, era esattamente ciò che cercava.

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