Off the Wall – Michael Jackson

off the wall cover
Michael Jackson · Epic Records · 1979 · ★★★★★

Era il 10 agosto 1979 quando la Epic Records pubblicò quello che sarebbe diventato uno dei dischi più importanti della storia della musica popolare. Off the Wall non fu semplicemente un album di debutto da solista adulto: fu una dichiarazione d’intenti, un manifesto stilistico, la prima pagina di una storia destinata a riscrivere le regole del gioco. Michael Jackson aveva ventuno anni e la certezza silenziosa di chi sa esattamente dove sta andando.

“Volevo creare qualcosa di immortale, qualcosa che la gente potesse ancora ascoltare tra cento anni e sentire la stessa emozione.” — Michael Jackson, intervista 1980

Il merito del miracolo si divide equamente tra Jackson e Quincy Jones, il leggendario produttore che aveva già lavorato con lui nei Jackson 5. La loro alchimia in studio fu qualcosa di raro: due visioni artistiche altrettanto forti che invece di scontrarsi si fusero in un suono unico, capace di abbracciare il funk più viscerale, il soul morbido, il disco elettrico e persino le sfumature jazz. Quincy aveva il controllo; Michael aveva il fuoco.

Il 1979 era un anno di transizione per la musica. Il disco stava per cedere il passo all’era MTV, il funk si stava cristallizzando in new wave, e la black music cercava nuove strade dopo l’euforia generata dalla disco. Off the Wall arrivò esattamente nel momento giusto: abbastanza disco da far ballare, abbastanza soul da far piangere, abbastanza innovativo da indicare il futuro.

Don’t Stop ‘Til You Get Enough apre l’album con un sussurro di Michael al microfono — quasi timido, quasi incredulo — prima che l’orchestra esploda in uno dei groove più irresistibili mai incisi su vinile. È il primo brano di cui Jackson firma sia la musica che il testo, una dichiarazione di indipendenza artistica. Il pianoforte sincopato, le percussioni stratificate, i cori di se stesso: tutto contribuisce a una sensazione di gioia pura, che ti fa sollevare dal divano e che ti trascina con se.

“Don’t Stop è nata da un sogno. Mi sono svegliato e ho dovuto cantarla subito nel registratore, altrimenti l’avrei persa per sempre.” — Michael Jackson

E poi c’è Rock With You, scritta da Rod Temperton, compositore britannico che Quincy Jones aveva genialmente reclutato dagli Heatwave. È una canzone su cui si potrebbe scrivere un intero saggio: la melodia sale e scende come un respiro, le armonie vocali di Michael entrano in testa in men che non si dica, e il risultato finale è qualcosa che trascende il tempo e il genere. Non è disco, non è funk, è semplicemente musica perfetta.

Quasi mezzo secolo dopo, Off the Wall suona con una freschezza che fa quasi paura. È l’album in cui Michael Jackson smise di essere un fenomeno dei Jackson 5 e divenne un’entità a sé: artista totale, cantante soprannaturale, performer con un senso ritmico che non ha precedenti nel pop. Quando Quincy Jones ha detto che questo era il suo album preferito di Michael — più di Thriller, più di Bad — non stava esagerando. C’è qualcosa nell’atmosfera di questo disco, nell’entusiasmo non ancora scalfito dalla fama, che lo rende unico.

Metti il disco. Lascia partire il primo accordo. E lasciati andare.

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